19 novembre 2011
Visita all'atelier di Flavio Paolucci.
Sabato 3 marzo 2012, ore 15.30, Biasca: Visita all’atelier e incontro con Flavio Paolucci Flavio Paolucci è nato a Torre nel 1934. Dopo aver appreso i primi rudimenti di pittura alla scuola cantonale di Lugano e praticato l’atelier di Oscar Bölt a Locarno, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera, avendo tra gli insegnanti Aldo Carpi. Qui è influenzato dalla plasticità di Sironi e dall’Informale materico: lo si vede nelle prime Figure esposte dal 1958. Nato montanaro, profondamente legato alla natura, l’ artista matura il proprio linguaggio sempre più essenziale a contatto col deserto in Marocco, dove soggiorna a lungo nel 1964 e poi nel 1967. L’orizzonte e il colore del Sahara segnano pitture e disegni ormai astratti, gli Orizzonti spaziotemporali destinati a svilupparsi nelle successive installazioni oggettuali. Verso la fine degli anni Sessanta, Paolucci si volge alla scultura, pur non eliminando mai l’elaborazione pittorica delle superfici a collage. Interessato alle pratiche di appropriazione e di stereotipia diffuse dagli artisti Newdada, Nouveaux-Réalistes e Pop, sperimenta nuove forme compositive che approdano ai primi Quadri-oggetto del 1968 e ai calchi plastificati di indumenti, i Poliesteri del 1969. Nei primi anni Settanta, sviluppa altri filoni d’intervento vicino alle pratiche dell’Arte povera e concettuale, in un dialogo sempre più fitto con l’ambiente e le possibilità performative degli oggetti, che ora tendono a diventare "oggetti-pensiero": sono la serie dei Cuori in pietra e dal 1971 quella degli Aghi, che inaugurano quella forma di installazione bilanciata a parete che diverrà tipica dell’artista. È nel 1974 che Paolucci presenta il ciclo degli Innesti, coi quali matura l’opera che andrà evolvendo fino ad oggi. Dal 1976 opererà direttamente nell’ambiente naturale — la selva, il sottobosco, gli arbusti — con modalità simili a quelle di Mario Merz e Joseph Beuys, ma elaborando forme puriste che rimandano a Brancusi. Elabora legni naturali ancora vivi, tra il bricolage e la medicazione, tra la linfa e la corteccia di rami destinati a diventare dapprima Alfabeti, poi libri, quindi Autoritratti e, infine, vere e proprie stanze di meditazione. Nello stesso periodo, l’artista mette a punto anche il particolare collage di carta colorata con fuliggine, raccolta da vecchi camini. Già da tempo la sua produzione non procede più per cicli separati. Modula invece i particolari sempre più accurati e profondi dei suoi interventi: ad esempio il ricorso al pigmento blu cobalto; oppure la spazialità raccolta e circolare di opere concepite come ambienti, installazioni, per non dire "orchestre", e non più come articolazioni di singoli oggetti. Nel 1984, il Kunstmuseum di Olten gli dedica una mostra che accoglie un decennio di lavoro e pubblica la prima delle sue monografie. Due importanti esposizioni antologiche gli vengono dedicate dal Museo cantonale dell’Arte a Lugano (1988) e dalla Pinacoteca Casa Rusca di Locarno (1993). Nel 2000, il Kunstmuseum di Olten gli dedica una seconda retrospettiva, mentre nel 2001 l’artista viene invitato da Angela Vettese alla sesta Biennale di Cureglia. Saremo accompagnati da Tiziano Dabbeni, vice presidente STBA. Il ritrovo è direttamente a Biasca presso l’atelier di Flavio Paolucci in via al Legh no. 4, 6710 Biasca. INFO: stba@ticino.com



 

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